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il mio romanzo

Una vita e mezza
Una Vita e Mezza è un libro che parla soprattutto dell’assenza. O meglio della ricerca, tanto demotivata quanto inconsapevole, di come si può costruire una ciambella salvagente intorno a quel buco che ti si crea dentro quando perdi una persona. Cosicché quel buco, che risucchiava tutto il presente privandolo di senso, possa trasformarsi nel nostro galleggiante. E addirittura salvarci, traghettandoci verso il futuro.
È la storia di un viaggio, metaforico quanto reale, di un ragazzo che è stufo del suo galleggiare, ma che non sa dare una scossa alla propria esistenza. Così parte fidandosi e affidandosi al suo amico, sperando che qualcosa di imprevisto lo colga per assaporare un po’ di brivido della vita.
Riuscirà a trasformare il suo futuro innamorandosene anziché rimanendone schiacciato e afflitto?
Se c’è un’intenzione mirata in tutto ciò, è la creazione del neologismo che indica il dolore per il futuro mancante, la mellontalgia. In contrapposizione con la nostalgia, che indica l’afflizione per il ritorno a casa (nostos), per il passato, per l’infanzia, questa è l’afflizione per to mellon cioè l’avvenire o le cose future, in greco antico. Vuole indicare un dolore attribuito al futuro negato e non vissuto. A ciò che poteva essere e invece non sarà mai. Chissà se se ne sentiva la mancanza.

Da Genova alla Luna

di Roberto Billi

E' passato tanto tempo ma mi sembra ancora ieri
che arrivò quella notizia a turbare i miei pensieri.
Una voce che diceva, senza commozione alcuna
che Fabrizio era partito con il treno per la luna.
Lì per lì non lo nascondo, voglio essere sincero,
ho pensato: "è uno scherzo, di sicuro non è vero!
Ma ben presto ho realizzato e capito in un momento
che quel mese di Gennaio era fine del suo tempo.
E furono le lacrime, seguite dal dolore,
perché è davvero triste quando parte un suonatore,
e poi "che suonatore", il re dei menestrelli
che ha regalato al vento dei versi così belli,
parole forti e fragili capaci a far sembrare
il mondo in cui viviamo, un posto neanche male.
Non voglio dire altro, tanto mi sono accorto
che ognuno in fondo al cuore conserva il suo ricordo,
di quel poeta umile, pittore di emozioni
che ancora riviviamo attraverso le canzoni.
Ti dico: "ciao Fabrizio, ancora sulla via
c'è il suono dei tuoi accordi a farci compagnia.
Mi auguro davvero, sia buona la fortuna
sulla quella strada lunga da Genova alla luna...

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